Il Somma-Vesuvio

L’edificio vulcanico del Somma-Vesuvio è localizzato nel settore sud-orientale della Piana Campana. Nell’antichità Diodoro Siculo e Polibio tramandano che col nome Vesuvius si soleva indicare tutta la piana flegrea e addirittura campana. Celebrato per la fertilità dei suoi campi anche da Virgilio, il nome Vesuvium è stato spesso rinvenuto sulle anfore vinarie pompeiane a dimostrazione del fatto che il monte era noto per gli eccellenti vigneti oltre che per i suoi boschi ricchi di selvaggina.
L’attuale complesso vulcanico era originariamente costituito dal solo Monte Somma così come risulta da descrizioni e raffigurazioni antiche. Il Somma è descritto da Strabone e Plinio come tutto occupato da verdi campi ad eccezione della sommità in gran parte piana e completamente sterile a causa della sua natura vulcanica.
Numerose sono state le eruzioni più o meno disastrose come quella famigerata del 79 d.C. che distrusse i centri di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplonti. Oggi il Somma Vesuvio, dopo l’ultima eruzione del 1944, attraversa una fase di quiescenza ed è tenuto costantemente sotto monitoraggio al fine di individuare eventuali segnali precursori di una sua riattivazione e mettere in atto le operazioni di Protezione Civile che possano permettere la salvaguardia delle popolazioni che si sono insediate alla base del vulcano. Dal 1972 il complesso fa parte della Riserva Naturale Protetta Tirone-Alto Vesuvio, dal 1991 Parco Nazionale del Vesuvio.
Sul Vesuvio è possibile distinguere tunnel lavici, grotte da “interstrato” e grotte da frattura. Quelle che presentano le caratteristiche tipiche dei tunnel lavici sono localizzate sul versante SW e si sviluppano nelle colate laviche del 1858. La coincidenza sta ad indicare che la formazione dei tunnel è stata favorita dalla particolare fluidità di questi efflussi lavici.
La genesi di buona parte delle grotte vesuviane è legata alla caratteristica sovrapposizione di colate laviche di piccolo spessore intercalate a livelli scoriacei di spessore relativamente grande. In corrispondenza di questi livelli scoriacei si instaura un processo di intensa erosione ad opera delle acque che determina la formazione di veri e propri scavernamenti tabulari o a ogiva a seconda se l’erosione ha interessato colate laviche estese orizzontalmente oppure piccole lingue di limitata larghezza
L’ultimo tipo di cavità rinvenibile sul Somma-Vesuvio è geneticamente legato alla presenza di estese fratture che interessano gli spessi banconi lavici della cresta del Monte Somma. Queste lave, infatti, sono caratterizzate da fratturazioni legate all’intensa attività vulcanica che ha interessato il vulcano negli ultimi 17.000 anni; inoltre esse si trovano in posizione di cresta con versanti molto ripidi che tendono fortemente a subire l’azione della gravità favorendo l’innesco di fenomeni di instabilità del versante. La progressione speleologica in queste grotte impone molta cautela.

Tratto da: Del Prete S., Bellucci F. (2005) - Le cavità vulcaniche: il Somma-Vesuvio e l’isola d’Ischia. In: Grotte e speleologia della Campania. Federazione Speleologica Campana, Elio Sellino ed., pp. 529-544.