L’area carsica dei Monti Picentini

“Una escursione nella giocaia del Terminio era, da qualche anno, il mio disegno favorito. Ma quasi affatto conosciuta agli studiosi di botanica e di geologia, mancava al mio intento ogni benché menoma notizia d’un possibile itinerario; e d’altra parte, la poca sicurezza de’ luoghi, sebbene oramai non si udisse più a parlare d’alcuna banda di briganti, rendeva quasi vana, fra gli amici della sezione alpina napoletana, ogni proposta di tentativo. Pure, mirando spesse volte dal Vesuvio quell’ammasso di monti e cime isolate, io non sapeva addirittura rassegnarmi ad abbandonare la impresa. Si trattava, in fin de’ conti, di una gita a poche miglia dal golfo di Napoli: una gita alla giocaia originaria del contrafforte campano”.
Con queste parole l’insigne uomo politico Giustino Fortunato descrisse nel 1878, ne “L’Appennino Meridionale”, il suo desiderio di esplorare questi monti che, nel secolo scorso, erano ancora pressoché sconosciuti ed isolati. Eppure i Monti Picentini occupano un ampio territorio, la cui superficie complessiva è di circa 1.100 kmq. Dal punto di vista amministrativo, tale territorio interessa 19 comuni in provincia di Avellino e 12 in provincia di Salerno, afferenti a sei Comunità Montane del Serinese-Solofrana, Terminio-Cervialto, Alto e Medio Sele, Zona dell’Irno, Zona Monti Picentini, Alta Irpinia. Il nome di questi monti sembra risalire alla antica Picentia, insediamento non identificato ma ubicato grossomodo nella zona dell’attuale Pontecagnano, lungo le sponde, appunto, del fiume Picentino. I suo abitanti, infatti, avendo offerto ospitalità ad Annibale dovettero subire la vendetta dei Romani: Picentia venne rasa al suolo e la popolazione dovette fuggire, trovando rifugio nelle montagne retrostanti. Il gruppo dei Monti Picentini comprende le quattro grandi strutture montuose di natura calcareo-dolomitica del Terminio-Tuoro, Cervialto, Polveracchio-Raione e Acellica-Licinici-Mai e, per le abbondanti precipitazioni, costituisce il più importante nodo idrografico dell’Italia Meridionale. Da questi monti, infatti, si originano i fiumi Sabato, Calore Irpino, Ofanto, Sele, Tusciano, Picentino e Solofrana. Inoltre, essi sono noti per essere il più ricco serbatoio di acqua potabile del Sud Italia, con oltre 8 milioni di utenti tra Campania, Puglia e Basilicata. Ma oltre questa peculiarità idrogeologica, i Monti Picentini ospitano una delle più vaste distese forestali d’Italia costituita principalmente da castagneti nelle zone pedemontane e da faggete che ricoprono la parte montana fin sulle cime più elevate. Un territorio montuoso, relativamente poco antropizzato, che ospita ancora oggi una fauna ricca di specie, tra le quali non mancano il lupo, la martora, il gatto selvatico, il tasso, l'aquila reale, il picchio nero e l’astore. Non a caso, tra questi monti hanno sede le oasi del WWF del Monte Polveracchio, della Valle della Caccia e dell’Accellica. Un ambiente naturale di notevole interesse che per circa 64.000 ettari è stato dichiarato Parco Regionale con la L.R. 33/1993.

Tratto da: Santo A., Giulivo I. (2005) - I Monti Picentini. In: Grotte e speleologia della Campania. Federazione Speleologica Campana, Elio Sellino ed., pp. 363-395