L’area
carsica dei Monti del Matese
Il massiccio del Matese è un’area di notevole
interesse speleologico, sia per la diffusione del carsismo, che vi si manifesta
anche in modo eclatante, sia per la storia delle ricerche speleologiche,
iniziate quasi un secolo fa e tuttora in corso. Già
nel 1776 il canonico Trutta scriveva: “in tre siti del lago si vedon le acque
girare in vortici, segno, che sono ingoiate da qualche sotterranea apertura,
dalla quale si crede, che per le viscere della terra calando, vengano a formare
le fonti de’ nostri fiumicelli in Piedimonte”. In
passato diversi autori, tra cui Marrocco (1940), si sono interessati al Matese.
Le prime esplorazioni propriamente speleologiche ebbero inizio negli anni
Cinquanta, soprattutto da parte di speleologi romani. Ne sono testimonianza le
note di Van den Steen (1958), Spicaglia (1958), Pasquini (1962) tra gli altri,
che tuttavia riferiscono di sopralluoghi effettuati già negli anni ‘20. Posto sul margine nord-orientale della Campania, al
confine con il Molise, il Matese è un’unità morfologica piuttosto netta,
delimitata a ovest e sud-ovest dall’alta e media valle del F. Volturno (quote
comprese tra 400 e
50 m
slm), a nord-est dalla Piana di Bojano (~500 m) e a sud-est dalle mature
colline (500~50 m) delle successioni mioceniche in destra orografica dei F.
Tammaro e Calore. Il massiccio ha
un’estensione di circa 1.000 km2 e una forma grossomodo ellittica, con asse
maggiore di circa
35 km
, orientato WNW-ESE e congiungente l’alta valle del F. Volturno con il F.
Calore, in prossimità della confluenza di questo con lo stesso Volturno. La fisiografia del massiccio è costituita da un
doppio allineamento di creste: nel settore NE gli alti strutturali di M. Falasca
(
1.348 m
slm), M. Acerone (
1.525 m
), M. Miletto (
2.050 m
, massima elevazione),
La Gallinola
(
1.923 m
), M. Porco (
1.535 m
), Costa Sant’Angelo (
1483 m
); nel settore meridionale l’allineamento M. Favaracchi (
1219 m
), M. Janara (
1.575 m
), M. Pranzaturo (
1.382 m
), M. Maio (
1.302 m
), M. Pastonico (
1640 m
). Relativamente isolato resta il M. Mutria (
1.823 m
), situato all’estremità orientale del massiccio. Le cime settentrionali
individuano gran parte dello spartiacque appenninico, lungo il quale corre il
confine amministrativo tra Campania e Molise. Compresa
tra questi due allineamenti, intorno ai
1.000 m
slm, è una vasta depressione strutturale. Essa si estende dal Lago di Letino,
attraverso il Campo delle Secine, al Lago del Matese, alla località Capo di
Campo. Alle pendici del Matese sorgono
importanti centri come Prata Sannita, Piedimonte Matese, Cerreto Sannita
(versante campano) e Bojano, Morcone, Campobasso, Isernia (versante molisano). Il Matese è tra i più completi ecosistemi
dell’Appennino meridionale, comprendendo estese faggete, una fauna molto ricca
(lupo, falco pellegrino, aquila reale, etc.) e una flora spesso endemica, come
alcune specie di orchidee. Profonde sono
anche le radici dell’antropizzazione di questo territorio, che parte dalla
preistoria e continua fino ai giorni nostri, contribuendo a formare un
territorio dalla forte interazione uomo-ambiente. Per
questi motivi e per la sua forte impronta carsica, dopo anni di dibattiti e
convegni, nel 2002 il settore campano del Matese è stato dapprima perimetrato (D.G.R.C.
1407 del 12/04/02), poi dichiarato Parco Regionale con il D.P.G.R della Campania
778 del 6/11/2002.
Tratto da: Russo N., Capasso S. (2005) - Il Massiccio del Matese. In: Grotte e
speleologia della Campania. Federazione Speleologica Campana, Elio Sellino ed.,
pp. 251-288